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AI Governance, Innovation & Public Affairs

Le interviste del Radar

Alessandro Migliorini: tra energia e regole, con uno sguardo su AI e data center

Nei numeri #11 e #12 del Radar abbiamo esaminato il rapporto tra data center, energia e rete dal punto di vista delle regole: la proposta spagnola, le richieste di connessione a Terna, il quadro normativo italiano.

Con questa intervista, la prima del nostro Radar, guardiamo lo stesso tema dal punto di vista di chi i progetti li vive e li trasforma dalla carta alla rete.

Chi è Alessandro Migliorini?

Alessandro Migliorini è Head of Public Affairs di European Energy, gruppo danese che sviluppa, costruisce e gestisce impianti di energia rinnovabile in diversi Paesi ed è presente in Italia da circa vent’anni. È inoltre amministratore delegato di Sun Project, la società del gruppo che sta realizzando l’impianto di Vizzini. Laureato in giurisprudenza, lavora da oltre vent’anni nel settore delle rinnovabili, in Italia e all’estero; prima dell’incarico attuale è stato Country Manager per l’Italia della società.

Il suo percorso ha una particolarità che si ritrova in tutta l’intervista: prima di occuparsi di rapporti istituzionali ha seguito a lungo lo sviluppo dei progetti, cioè la fase in cui un impianto passa dall’idea all’autorizzazione e alla costruzione. Conosce quindi le regole da entrambi i lati: da quello di chi deve applicarle e da quello di chi contribuisce a scriverle.

Vizzini, in provincia di Catania, è il filo conduttore dell’intervista. È un impianto agrivoltaico da 225,5 MW: i pannelli sono montati su strutture che permettono di continuare l’attività agricola sul terreno, in questo caso il pascolo di circa 820 pecore, e il progetto prevede il rimboschimento di 90 ettari. Produrrà circa 405 GWh l’anno, l’equivalente del consumo di oltre 135.000 famiglie. Sarà il più grande impianto agrivoltaico d’Italia: i lavori sono iniziati a maggio, il finanziamento da oltre 230 milioni di euro è stato chiuso ad agosto con quattro banche e l’entrata in esercizio è prevista nel 2028. Nell’intervista Migliorini cita anche Troia, in provincia di Foggia: un parco fotovoltaico della società da 103 MW, collegato alla rete alla fine del 2020 e allora il più grande d’Italia.

Perché questa intervista?

Lo scopo non è raccontare un’azienda, ma capire un problema: cosa serve perché un progetto energetico arrivi davvero in esercizio in Italia, e quale ruolo hanno le regole, la rete, i data center e l’intelligenza artificiale. Sono temi che il Radar segue da mesi dal lato normativo; qui li vediamo attraverso l’esperienza di chi li affronta ogni giorno. Le opinioni espresse sono dell’intervistato.

Alcuni termini ricorrono nelle risposte:

Ringraziamo Alessandro Migliorini per il tempo e per la franchezza delle sue risposte.

(Il testo è stato rivisto e approvato da Alessandro Migliorini)

L’intervista

01Dal Project Development ai Public Affairs

C’è qualcosa che ha capito di questo settore solo dopo aver cambiato ruolo?

Ho capito che un progetto non si decide quasi mai solo sul progetto. Quando sviluppi, vedi le norme come un dato esterno, quasi meteorologico: arrivano, ti adegui, ricalcoli i tempi. Dall'altra parte del tavolo scopri che le regole nascono in un processo con informazioni spesso parziali. Chi scrive una norma raramente conosce i vincoli concreti di un cantiere, di un finanziamento o di una connessione. Chi sviluppa raramente conosce i vincoli di chi deve scrivere quella norma.

Il valore dei Public Affairs sta nel colmare quella distanza in anticipo, portando dati e casi reali prima che una regola diventi definitiva. Vizzini ne è un esempio concreto. Il progetto aveva ottenuto contributi PNRR, ma le scadenze erano incompatibili con i tempi reali di autorizzazione e costruzione. Abbiamo dovuto rinunciarvi. Rappresentare il problema in modo documentato ha però contribuito allo spostamento del termine dal 2026 al 2028, a beneficio di altri progetti del settore.

La seconda lezione riguarda il consenso. Lo sviluppatore tende a pensare che un buon progetto si difenda da solo. Non è così: va spiegato ai territori, alle istituzioni e anche a chi la pensa diversamente.

02Quanto è ancora difficile realizzare un progetto in Italia?

Se doveste iniziare oggi Vizzini, sarebbe più semplice e veloce? Qual è l’ostacolo principale?

Oggi sarebbe più semplice, ma non quanto ci si aspetterebbe. Vizzini è partito nel 2018, subito dopo Troia. Ha ottenuto la VIA nel 2022, l'Autorizzazione Unica nel 2024 e la verifica di ottemperanza nel 2025. L'entrata in esercizio è prevista nel 2028: dieci anni dalla prima idea all'energia in rete. Nel frattempo è cambiato quasi tutto. Il progetto è nato come fotovoltaico tradizionale ed è diventato agrivoltaico per adeguarsi alle norme regionali. Siamo passati dal PNRR all'asta FER X, dove abbiamo ottenuto un contratto per differenza ventennale.

Se ripartissimo oggi, avremmo strumenti migliori. Il FER X dà visibilità sui ricavi e le procedure sono state in parte semplificate. Il quadro su aree idonee e agrivoltaico è più definito di allora, anche se più restrittivo.

L'ostacolo principale però non è una singola procedura. È l'instabilità e la stratificazione delle regole tra livello nazionale e regionale. A Vizzini i momenti critici non sono stati tecnici: sono stati i cambi normativi intervenuti mentre il progetto era già in corso. Un investitore può accettare un iter lungo, se è prevedibile. Fa molta più fatica ad accettare un iter in cui le regole cambiano durante il percorso. A questo si aggiunge la connessione alla rete, che sta diventando il vero collo di bottiglia per molti progetti.

03Regole e investimenti

Quanto pesa l’incertezza delle regole? Cosa dovrebbe cambiare per rendere l’Italia più attrattiva?

L’incertezza delle regole pesa moltissimo, perché si traduce direttamente in un costo. Un gruppo internazionale non sceglie un Paese per simpatia: confronta i rendimenti attesi, corretti per il rischio. L’Italia ha ottime risorse, un mercato elettrico profondo e oggi uno strumento solido come il FER X. Il rischio regolatorio, però, entra nel calcolo come un premio aggiuntivo sul costo del capitale. E quel premio rende più caro ogni megawattora prodotto.

Quel premio ha una storia. Gli investitori ricordano interventi come lo “spalma-incentivi” del 2014 e il tetto ai ricavi delle rinnovabili del 2022. Si aggiungono le norme sulle aree idonee, cambiate e contestate più volte. Ogni intervento di questo tipo lascia un segno che dura più della misura stessa.

Per rendere l’Italia più attrattiva servono tre cose:

Non servono più incentivi. Serve più prevedibilità: vale più di qualsiasi sussidio.

04Data center ed energia rinnovabile

È realistico immaginare grandi data center alimentati principalmente da nuova energia rinnovabile? Cosa manca?

È realistico, ma a una condizione: smettere di immaginarlo come un collegamento fisico diretto tra un pannello e un server. Un data center consuma 24 ore su 24. Il fotovoltaico produce di giorno, l’eolico quando c’è vento. Il modello che funziona combina tre elementi: contratti di lungo periodo con nuovi impianti rinnovabili, sistemi di accumulo e una rete capace di spostare l’energia dove serve.

Oggi mancano soprattutto tre cose:

C’è anche un’opportunità strategica. Il Mezzogiorno ha sole, vento, spazio e una posizione centrale nel Mediterraneo. Se sapremo collegare questi elementi, i data center possono diventare uno dei motori della nuova capacità rinnovabile, non solo un nuovo carico da gestire.

05AI ed energia

Dove l’AI può essere davvero utile nelle rinnovabili? E dove c’è più entusiasmo che utilità?

L’AI è davvero utile dove ci sono molti dati e decisioni ripetute. Penso a quattro ambiti:

L’entusiasmo supera invece l’utilità dove si pensa che l’AI possa risolvere problemi che non sono di analisi. Il collo di bottiglia italiano non è calcolare dove mettere un impianto: è ottenere un’autorizzazione, una connessione, il consenso di un territorio. Nessun algoritmo accorcia una Conferenza di Servizi o convince un Comune. Anche nelle valutazioni d’investimento l’AI aiuta a esplorare scenari, ma la decisione resta legata a un giudizio sul rischio regolatorio e politico. Quel giudizio richiede ancora esperienza e relazioni.

06Guardando al futuro

Dove vede le opportunità più interessanti? Quale competenza cercherebbe oggi nel suo team?

Le opportunità più interessanti stanno nella flessibilità, più che nella sola produzione. Nei prossimi anni il valore si sposterà verso gli impianti ibridi, rinnovabili più accumulo. Crescerà nei contratti di lungo periodo con grandi consumatori come i data center e l’industria energivora. E crescerà nei progetti che integrano energia e territorio, come l’agrivoltaico, dove produzione elettrica e attività agricola convivono. Il megawattora prodotto a mezzogiorno vale sempre meno; quello disponibile quando serve vale sempre di più.

Se dovessi inserire oggi una persona nel team, cercherei una figura capace di tradurre. Una persona che legga una norma e capisca subito cosa significa per il business plan di un progetto. Che sappia parlare con un ingegnere, con una banca e con un sindaco. Le competenze tecniche, legali e finanziarie esistono, ma sono quasi sempre separate. È rarissimo trovarle nella stessa persona, insieme alla capacità di usare i dati per costruire argomentazioni solide. È esattamente la competenza che oggi fa la differenza tra un progetto che resta sulla carta e uno che arriva in esercizio.

Cosa è emerso dall’intervista

Il punto di partenza dell’intervista è un cambio di prospettiva. Per chi sviluppa un impianto, le norme sono un dato esterno da subire; per chi lavora sui rapporti istituzionali, sono il risultato di un processo che si può influenzare. La distanza descritta da Migliorini, tra chi scrive una regola senza conoscere i vincoli di un cantiere e chi costruisce senza conoscere i vincoli di chi legifera, è la stessa che abbiamo incontrato nei numeri #4 e #5, dedicati a chi partecipa alla scrittura delle regole e alla disciplina della rappresentanza di interessi. Il caso del termine PNRR mostra come funziona in pratica: un problema documentato, portato nel momento giusto, può modificare una scadenza a vantaggio di un intero settore e non solo di chi lo ha sollevato.

Il dato più eloquente dell’intervista è una durata: dieci anni tra la prima idea di Vizzini e l’entrata in esercizio prevista. In quel periodo il progetto ha cambiato configurazione, da fotovoltaico ad agrivoltaico e strumento di sostegno, dal PNRR al FER X. Migliorini non indica come problema principale la lunghezza dell’iter, ma il fatto che le regole siano cambiate durante il percorso. La distinzione è importante. Un iter lungo ma prevedibile si può pianificare e finanziare; un iter in cui le condizioni cambiano a metà strada introduce un rischio che non si può stimare in anticipo.

Il passaggio successivo spiega perché questo rischio non resta astratto. Un impianto rinnovabile richiede quasi tutto l’investimento all’inizio, e poi produce per decenni. Il costo del capitale, cioè il rendimento che finanziatori e investitori chiedono per impegnare quelle risorse, pesa quindi in modo decisivo sul costo finale dell’energia. Se un Paese viene percepito come instabile, quel rendimento sale, e con esso il costo di ogni megawattora prodotto. È per questo che Migliorini arriva a una conclusione che può sembrare controintuitiva: più della quantità di incentivi conta la loro affidabilità nel tempo.

Il fenomeno non riguarda solo l’energia. Nel numero #14 abbiamo visto il Governo scrivere i decreti di attuazione della legge italiana sull’AI mentre a Bruxelles il Digital Omnibus modificava il regolamento europeo a cui quei decreti dovevano adeguarsi, e rinviava al 2027 e al 2028 gli obblighi per i sistemi ad alto rischio. Anche per un’impresa che pianifica la propria conformità all’AI Act, regole che cambiano durante il percorso rendono più difficile decidere quando investire e in che cosa.

La rete e la localizzazione dei data center

Sui data center l’intervista conferma e completa il quadro del numero #12.

Al 31 agosto le richieste di connessione registrate sul portale di Terna erano 553, per 101,36 gigawatt, oltre il picco storico della domanda elettrica italiana, 60,5 gigawatt nel luglio 2015. Quasi la metà di quella potenza, 46 gigawatt, è richiesta in Lombardia, mentre la nuova produzione rinnovabile cresce soprattutto al Sud e nelle Isole. Migliorini propone di leggere il problema non solo come una questione di quante linee costruire, ma anche di dove collocare i nuovi impianti, avvicinando almeno una parte della domanda ai luoghi in cui l’energia rinnovabile è disponibile.

Il confronto con la Spagna, esaminata nel numero #11, è istruttivo. La proposta spagnola lega l’accesso alla rete a una condizione misurabile: almeno l’80% dell’energia consumata in ogni ora deve provenire da fonti rinnovabili prodotte nella stessa ora. Il modello descritto da Migliorini è diverso: contratti di lungo periodo, accumulo e rete al posto di un collegamento orario diretto. Non è un caso che, durante la consultazione spagnola, l’associazione dei produttori fotovoltaici abbia chiesto di includere i sistemi di accumulo: è lo stesso elemento che Migliorini indica come indispensabile per alimentare con rinnovabili un consumo che non si ferma mai.

L’intelligenza artificiale e il futuro

La risposta sull’AI è forse la più utile per chi deve decidere dove investire. Migliorini individua ambiti concreti, accomunati da molti dati e decisioni ripetute: previsioni di produzione e prezzi, manutenzione, scelta dei siti, analisi documentale. Allo stesso tempo, delimita con precisione ciò che l’AI non può fare: accorciare un procedimento amministrativo, sostituire il consenso di un territorio, prendere il posto del giudizio sul rischio regolatorio. È una distinzione che vale ben oltre l’energia e che riprende quanto osservato nel numero #10: l’intelligenza artificiale produce valore quando viene applicata a problemi ben definiti, non quando le si chiede di risolvere ciò che dipende da istituzioni, persone e relazioni.

Infine, lo sguardo al futuro. Se il megawattora prodotto a mezzogiorno vale sempre meno e quello disponibile quando serve vale sempre di più, il valore si sposta dalla sola produzione alla capacità di modulare l’energia nel tempo: accumulo, impianti ibridi, contratti con grandi consumatori.

La competenza che Migliorini cerca, una persona capace di tradurre una norma in conseguenze per un business plan e di parlare con un ingegnere, una banca e un sindaco, descrive bene ciò che oggi manca a molte organizzazioni: non conoscenze specialistiche in più, ma la capacità di collegarle.

In conclusione

Dall’intervista emerge un’idea che attraversa tutte le risposte: in Italia il limite principale allo sviluppo delle rinnovabili non sta tanto nella tecnologia o nelle risorse, quanto nella prevedibilità del percorso. Per le imprese, anche per quelle che non si occupano di energia, restano tre indicazioni. La stabilità delle regole ha un valore economico misurabile. Le regole si possono influenzare prima che diventino definitive, portando dati e casi concreti; dopo, resta soprattutto adeguarsi. E le tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale, accelerano ciò che dipende dall’analisi, non ciò che dipende dalle istituzioni e dal consenso.

Il prossimo capitolo: l’agrivoltaico

Non è l’ultima volta che ospiteremo Alessandro Migliorini. Nei prossimi mesi torneremo con lui sull’agrivoltaico, il modello che a Vizzini fa convivere produzione di energia e attività agricola, e che in Italia ha regole proprie, ancora in evoluzione. Lo faremo anche attraverso l’esperienza di Agrivoltaica - Associazione ETS, l’associazione di settore che ha contribuito a fondare: è stata costituita nel settembre 2025 da sei imprese che insieme rappresentano oltre 1 GW di progetti.